
Stemma de NATALE secolo XV-XVl
Casapulla CE
Genealogia
famiglia
de NATALE[1]
Ai tempi dell’antica Roma era già presente la
famiglia patrizia Natalis. Tracce
di questo cognome Natalis si trovano in una lapide tardo latina dove si legge:
TERENZIA BONIFATIA CANISTRARIA.
T(itus) FLAVIUS NATALIS.
C(aius)
VALERIUS SABINUS.
L(ucius)
AVIANUS FELIX.
C(aius)
FLAVIUS.
DOMIT(i)
Da
fonti angioine risulta che individui col cognome Natalis “(de Natale)” già risiedevano,
nel contado Capuano, come Antonius Natalis (de
Natale), montiere[2].
Nelle Capitolazioni
dei maestri muratori della città
di Capua, rogati in data 10 giugno 1488, tra i licterati testes alla stesura dell’atto, quali: Notarius Lucas de Dominico, Dominus Ioannes de Iacobello, Dominus Bernardinus Veltre, compare
il Magister Iacobus de Natale de
Capua, che, da fonte, si apprende essere dottissimo ed eminente dignità
capitolare[3].
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Da tempi molto remoti da questa gente de
Natale antichissima in Casapulla, sembra avesse avuta la sua derivazione quel
Luca-Antonio de Natale, che fu Tenente Generale dell’esercito del Re Carlo II,
monarca delle Spagne, giusta il documento riportato dal Rica nella sua opera La nobiltà delle due Sicilie, Vol.1°,
parte 1ª, pag.210, e per alcuni secoli successivi questa famiglia de Natale fu
la prima del casale di Casapulla per ricchezza e possedimenti[4].. I
suoi individui fissandovi la propria dimora a questa avevano dato la fisionomia
di una vera Corte, sulla quale i sovrani di Napoli potevano riversare le loro
grazie e le loro simpatie[5].; ed ancora, Bernardo de
NATALE SIFOLA GALIANI nella metà del XVIII secolo era il primo contribuente del
luogo.
Il primo individuo della famiglia de NATALE
da cui discesero i “de NATALE SIFOLA GALIANI” di cui si abbia conoscenza certa,
per l’esistenza di documenti parrocchiali, fu:

Stemma
“de NATALE”
Posto sotto la volta dell’ingresso del palazzo così
detto “di donna Candida”
in Casapulla in via A: Diaz.andato perduto per il
crollo della volta
don Luciano de NATALE (1500),che sposò
donna Vincenza Menicillo[6] di Macerata
diocesi di Capua.
Da questo matrimonio nacquero:
don Gennaro e donna Caterina procrearono
quattro figli:
don Marco Aurelio sposò nel 1602 donna
Ferdinanda Amedea NATALE di Casapulla e da lei ebbe tre figli:
don Marco Marcello sposò nel 1608 donna
Padovana Menicillo di Macerata diocesi di Capua[9].
Discendevano dalla famiglia a cui apparteneva SANTO STEFANO MENICILLO
A.D. 935 protettore della Città di Chiazzo(Caserta).
NEL TEMPO CHE IL LONGOBARDO LANDOLFO,
SOPRANNOMINATO CAPODIFERRO, ERA PRINCIPE DI CAPUA, E PROPRIAMENTE NELL’ANNO
935, PRESSO 1 LAGNI E PROBABILMENTE NELL’ATTUALE VILLAGGIO DI MACERATA PRESSO
CAPUA, DA GIOVANNI MENICILLO E DA GUISELBERTA NACQUE UN BAMBINO AL QUALE FU
DATO IL NOME DI STEFANO, PER DEVOZIONE PRESSO IL PROTOMARTIRE, PROTETTORE DELLA
CITTÀ E DIOCESI DI CAPUA. FIN DALLA TENERA ETÀ SI SCORGEVA IN LUI ALCUNCHÈ DI
CELESTE, E LO STESSO PRECOCE SVILUPPO CORPORALE SEMBRAVA PIÙ EFFETTO DI GRAZIA
DIVINA CHE DI PREVIDENZA ED INDUSTRIA MATERNA, FACENDO CONCEPIRE AI FORTUNATI
GENITORI LE PIÙ LIETE SPERANZE E QUASI UN SENTIMENTO D’AMMIRAZIONE PEL
FANCIULLO FAVORITO DELL’ALTISSIMO. IN QUELL’EPOCA, ANCORA NON ESISTEVANO I
SEMINARI PER L’EDUCAZIONE DEI CHIERICI; E QUESTI VENIVANO EDUCATI NEI MONASTERI
O PRESSO QUALCHE CHIESA, DOVE, DOPO UN CONVENIENTE TIROCINIO, ERANO ASCRITTI AL
CLERO; E PERÒ STEFANO NON APPENA EBBE RAGGIUNTO IL SETTIMO ANNO D’ETA FÚ
MANDATO E ACCOLTO NELL’OSPIZIO CHE SORGEVA IN CAPUA PRESSO
MIRACOLI OPERATI DAL SANTO DOPO LA MORTE
E VICENDE
DELLE SUE PREZZIOSE RELIQUIE
L’INSIGNE SANTITÀ DEL VESCOVO STEFANO
MENICILLO ERA RIMASTA COSÌ IMPRESSA NELLA MENTE E NEL CUORE DEI CAIATINI E
DEGLI ALTRI À QUALI N’ERA GIUNTA LA FAMA, CHE SI VERIFICÒ BEN PRESTO IL NOTO
DETTO D’ISAIA (X1‑10): ET ERIT SEPULCHRUM EIUS GLORIOSUM, E IL SEPOLCRO
DI LUI SARÀ GLORIOSO. POICHÈ IL SEPOLCRO DEL SANTO, SEMPRE ORNATO DI LAMPADE,
DI LUMI E DI FIORI, DIVENNE LA META DELLE PREGHIERE E DEI VOTI D’INNUMEREVOLI
FEDELI, CHE VI ACCORREVANO ANCHE DALLE CIRCONVICINE DIOCESI, E NE RIPORTAVANO
CONFORTO, AIUTO E GRAZIA STRAORDINARIE; TANTO CHE IL 22 LUGLIO DEL 1284, SOTTO
IL PONTIFICATO DI MARTINO IV E L’EPISCOPATO DI GERALDO DA NARNI, IL LEGATO
APOSTOLICO CARD. GERARDO, VESCOVO DI SANTA SABINA, ASSISTITO DAI VESCOVI DI
AVERSA, SANT’AGATA DEI GOTI, GAETA, UGENTO E CAIAZZO, GLI DEDICAVA LA CHIESA
CATTEDRALE, DI CUI PRIMA ERA TITOLARE SANTA MARIA MADDALENA, COME SI LEGGEVA
SOPRA UNA PIETRA COLLOCATA FUORI LA PORTA DELLA CATTEDRALE E RIPORTATA DA
OTTAVIANO MELCHIORRI[11]. NE MANCARONO I
PRODIGI OPERATI A INTERCESSIONE DI LUI. NEL PRIMO ANNO DOPO LA MORTE DI
STEFANO, TROVANDOSI UN SACERDOTE GRAVEMENTE TORMENTATO DA FORTISSIME FEBBRI PER
MODO CHE SI DISPERAVA DI VEDERLO GUARITO, IL SANTO VESCOVO APPARVE DI NOTTE A
UNA PIA DONNA E LE COMANDÒ DI RECARSI PRESSO L’INFERMO E DIRGLI, CHE
RICEVEREBBE LA SANTITÀ AL DI LUI SEPOLCRO, SE VI SI RECASSE DOPO ESSERSI
ACCOSTATO CON SENTIMENTI DI VERO DOLORE AL SACRAMENTO DELLA PENITENZA. LA BUONA
DONNA SI LEVÒ PER SEGUIRE IL COMANDO, MA CADDE IN MALO MODO, SI CHE NON POTÈ
MUOVERE PASSO; PER CUI RIVOLTA AL SANTO ESCLAMAVA: “SE SEI VERAMENTE CONFESSORE DI CRISTO, RIDONAMI LA SANITÀ ED IO
ESEGUIRÒ I TUOI VOLERI”. LA GUARIGIONE FU ISTANTANEA; ED ELLA SI RECÒ
SUBITO DALL’INFERMO, CHE AVENDO ESEGUITO QUANTO GLI ERA IMPOSTO, RIMASE DEL
TUTTO LIBERO DALLE FEBBRI. SIMILMENTE UNA DONNA, CH’ERA TRIBOLATA DA MOLTE
INFERMITÀ, AVENDO PREGATO FERVOROSAMENTE PRESSO QUEL SEPOLCRO, OTTENNE LA
DESIDERATA GUARIGIONE. A QUEL BENEFICO SEPOLCRO FU PORTATO ANCHE UN CHIERICO
CHE SOFFRIVA D’UN DOLORE NEI FIANCHI COSÌ ACUTO, DA SEMBRARGLI DI DOVERE DA UN
MOMENTO ALL’ALTRO ESALARE L’ULTIMO RESPIRO; ED IVI, DOPO BREVE E FERVOROSA
PREGHIERA, RIEBBE LA BRAMATA SANITÀ. E POCHI ANNI DOPO LA MORTE DI STEFANO UNA
POVERA FANCIULLA PARALITICA PORTATA INNANZI A QUEL TAUMATURGO DEPOSITO, SE NE
TORNÒ A CASA DA SOLA, SENZ’AIUTO DI ALCUNO. IL CHE AVENDO VISTO UN INFELICE CHE
NON AVEVA L’USO DELLE MANI, VI CORSE ANCHE LUI ED OTTENNE LA GRAZIA. NE DEVE AMMETTERSI
IL FATTO CHE ACCADDE, QUANDO UNA DONNA TORMENTATA GRAVEMENTE DAL DEMONIO,
CONDOTTA A QUEL GLORIOSO SEPOLCRO, DOPO LE PREGHIRE DEI MOLTI FEDELI CHE
L’AVEVANO ACCOMPAGNATA, SI SENTÌ COMPLETAMENTE LIBERA DALL’OSSESSIONE, MENTRE
L’IMMONDO SPIRITO NEL LASCIARLA, ESCLAMAVA. NON VOI, NON VOI, MA STEFANO MI HA CACCIATO[12]. NEL 1512
DOPO 489 ANNI DACCHÈ IL SANTO ERA VOLATO AL CIELO, IL VESCOVO VINCIO MASSA,
SALERNITANO, PENSÒ DI ESUMARE IL SACRO CORPO, PER COLLOCARLO IN PIÙ RICCO
SEPOLCRO E MEGLIO ESPORLO ALLA PUBBLICA VENERAZIONE. NE INCARICÒ IL SAGRISTA
MAGGIORE DELLA CATTEDRALE, ANDREA, SACERDOTE PIO NON MENO CHE ROBUSTO,
RACCOMANDANDOGLI DI COMPIERE IL LAVORO SEGRETAMENTE E DI NOTTE, PERCHÉ IL
POPOLO AL MATTINO AVESSE LA DOLCE SORPRESA DI TROVARE IN PIÙ ONOREVOLE LUOGO
QUELLE SANTE RELIQUIE; MA PURTROPPO, IL POVERO SACERDOTE NON POTÈ TROVARE
TRACCIA DELLE OSSA DEL SANTO. CORSE A DARNE IL TRISTE ANNUNZIO AL VESCOVO, CHE
SE NE AFFLIGGE ASSAI, PAVENTANDO CHE IL PREZZIOSO DEPOSITO FOSSE STATO
INVOLATO, COM’ERA FREQUENTE IN QUEI TEMPI; E CHE IL POPOLO INFORMATO DEL FATTO
SI LEVASSE A TUMULTO; E INTANTO FA COLLOCARE NEL SEPOLCRO UN ALTRO SCHELETRO,
PERCHE I FEDELI DI NULLA POTESSERO ACCORGERSI; MA QUANDO L’INDOMANI FU APERTA
LA CHIESA, ACCADDE PER DIVINA DISPOSIZIONE CHE GLI ACCORSI NON SOLO NON
RICONOBBERO IN QUELLE POCHE OSSA IL CORPO DEL LORO AMATO PROTETTORE, MA TUTTI E
SPECIALMENTE I CAPI DEL POPOLO COMINCIARONO A TUMULTUARE ED A MINACCIARE LO
STESSO LORO PASTORE, ACCUSANDOLO DI AVERE CIÒ OPERATO PER ESTINGUERE LA
DEVOZIONE VERSO IL SANTO. IL BUON PRELATO, CON IL CUORE PIENO DI AMAREZZA,
SCALZO ED ACCOMPAGNATO DAL SACERDOTE GIROLAMO DE GENTILE, SUO FAMILIARE, SI
RECÒ ALLA CHIESA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE, DOVE DIGIUNANDO, PIANGENDO E
PREGANDO, SUPPLICÒ LA BUONA MADRE DI VOLERLO ILLUMINARE IN QUEL TERRIBILE
FRANGENTE. LA VERGINE LO ESAUDISCE, ISPIRANDOGLI DI CONTINUARE LO SCAVO SINO
ALLE SORGENTI DELLE ACQUE. IL VESCOVO RICONFORTATO CHIAMA ANDREA E GLI COMUNICA
IL SUO PENSIERO .IL SACERDOTE SI ACCINGE FERVOROSAMENTE ALL’OPERA; ED ECCO CHE
A UN TRATTO SI DIFFONDE NELL’ARIA UN CELESTIALE PROFUMO E SI SCOPRE UN SEPOLCRO
NUOVO DI CEMENTO. ACCORRE IL VESCOVO QUASI FUOR DI SE PER LA GIOIA E CON LUI
MOLTI DEL CLERO E DEL POPOLO. SI APRE QUEL SEPOLCRO E ALLO SGUARDO COMMOSSO
DEGLI ASTANTI SI PRESENTA IL CORPO DEL BEATO STEFANO, COSÌ COME VI ERA STATO
DEPOSTO, MANCANTE DEL SOLO DITO CONSERVATO PER ESPORLO AL PUBBLICO CULTO NEL
GIORNO DELLA SOLENNE COMMEMORAZIONE ANNUALE. ERA IL SANTO ALTO DI STATURA, COL
VISO PIUTTOSTO LUNGO, DEPOSTO IN PIO ATTEGGIAMENTO, COLLE MANI INTRECCIATE.
SQUILLANO I SACRI BRONZI, E TUTTO IL POPOLO ACCORRE SOLLECITO A VENERARE E
BACIARE LE MANI E I PIEDI DEL SANTO PROTETTORE, LE CUI RELIQUIE GLI ERANO TANTO
PIÙ CARE, QUANTO PIÙ SI ERA TREPIDATO
PEL SOSPETTO DI AVERLE PERDUTE. IL GLORIOSO CORPO FU COLLOCATO NELL’ALTARE
D’UNA CAPPELLA CH’ERA PRESSO L’ANTICO PRESBITERO NELLA NAVE SINISTRA DEL
TEMPIO; MA IL 18 NOVEMBRE DEL 1618 IL VESCOVO PAOLO FILOMARINO, COLL’INTERVENTO
DEL CLERO DI TUTTA LA DIOCESI E DEI MAGGIORENTI DELLA CITTÀ, DOPO AVER FATTO
PORTARE LE SACRE RELIQUIE SULLE SPALLE DI DUE CANONICI IN SOLENNITÀ
PROCESSIONALE, LE DEPOSE NELLA PRIMA CAPPELLA A DESTRA DEDICATA ALLA
SS.TRINITÀ, E CHE DA QUEL MOMENTO FU DETTA DI SANTO STEFANO. FINALMENTE IL 30
GENNAIO 1752 MONS.COSTANTINO VIGILANTE TRASFERÌ IL SACRO DEPOSITO NELLA PRIMA
CAPPELLA DELLA NAVE SINISTRA DEL TEMPIO, DOVE ANCHE OGGI È ONORATA CON GRANDE
AFFETTO E PIETÀ DAL CLERO E DAL POPOLO.
O AMATISSIMO PADRE, ECCO PROSTRATI INTORNO A VOI I FIGLI VOSTRI. VOI
CHE CI AMASTE TANTO IN QUESTA MISERA TERRA FINO A LASCIARE IN MEZZO DI NOI IL
PREZIOSO DEPOSITO DEL VOSTRO BENEDETTO CORPO; VOI CHE VERSASTE FINORA DAL CIELO
SOPRA DI NOI E DÈ NOSTRI PADRI TORRENTI DI GRAZIE E DI BENEDIZIONI; VOI CHE CI
AVETE PRESERVATO TANTE VOLTE DA TERREMOTI, DA INCENDI, DA PESTILENZE, DA
ROVINE, E DA ALTRI MERITATI FLAGELLI; PROSEGUITE A STENDERE SOPRA DI NOI,
QUANTUNQUE INDEGNI, LA VOSTRA BENEFICA MANO, IL VOSTRO MANTO DI PADRE E
PROTETTORE. NOI TUTTI VE NE PREGHIAMO PER QUANTO AMORE PORTASTE À NOSTRI PADRI
ANTICHI NEL VOSTRO LUNGO EPISCOPATO, PER QUANTO AMORE PORTASTE AL VOSTRO DIO.
IL VOSTRO VENERANDO NOME, O STEFANO, DOPO QUELLO DI GESÙ E DI MARIA, CI SARÀ
SEMPRE SU LA CIMA DEI PENSIERI, SEMPRE SU LE LABBRA PIÙ DOLCE DEL MIELE, PIÙ
CARO DI QUALUNQUE NOME. E VOI, O SANTO, PROTEGGICI NELL’ANIMA DA QUALSIASI
COLPA; PROTEGGICI NEL CORPO E NELLE SOSTANZE DA DIVINI CASTIGHI. PROTEGGICI NEL
CORSO DI QUESTA MISERA VITA; MA SOPRATTUTTO PROTEGGICI NELL’ORA TERRIBILE DELLA
MORTE DAL MALIGNO DRAGONE D’INFERNO.COSÌ SIA.
NOVENA DI SANTO STEFANO
Che si suole recitare nella
cattedrale di Caiazzo in preparazione alla festa
(comincia ai 20 ottobre)I
GLORIOSISSIMO PROTETTORE S.STEFANO, VOI CHE
ANCOR BAMBINO FOSTE ARRICCHITO DAL SIGNORE DI TANTA GRAZIA DA FORMARE LA
MERAVIGLIA E LO SPETTACOLO DEL POPOLO DI MACERATA, VOSTRA PATRIA, ARRICCHITE
CON LE VOSTRE PREGHIERE ANCHE 1 NOSTRI POVERI CUORI DI TUTTE LE GRAZIE CHE CI
SONO NECESSARIE; ONDE NOI PURE CAMMINANDO A VOSTRA IMITAZIONE SU LE VIE DEI
DIVINI COMANDAMENTI, POSSIAMO FORMAR LO SPETTACOLO DEGLI ANGELI E DEGLI UOMINI.
Un Pater, Ave e
Gloria.
II
GLORIOSISSIMO PROTETTORE S.STEFANO, VOI CHE RINCHIUSO DI BUON’ORA NEL
COLLEGIO DI CAPUA, FOSTE L’ESEMPLARE E LO SPECCHIO DEI VOSTRI COMPAGNI PER LA
SANTITÀ E LA SCIENZA, DI CHE FOSTE DA DIO ADORNATO; IMPETRATECI CON LE VOSTRE
PREGHIERE L’AMORE ALLA VITA NASCOSTA, LA VERA SANTITÀ DEL CUORE, LA SCIENZA
DELLE COSE DIVINE; ONDE NOI PURE LONTANI DAL MONDO INGANNATORE POSSIAMO
MERITARCI UN BEL GIORNO QUEL SERTO IMMORTALE DI GLORIA, DI CHE FOSTE CORONATO
NEI CIELI.
Un Pater, Ave e
Gloria.
III
GLORIOSISSIMO PROTETTORE S.STEFANO, VOI CHE ELETTO ABBATE DEL
SS.SALVATORE DI CAPUA, MOSTRASTE TANTO ZELO, SANTITÀ E PRUDENZA NEL GOVERNO
DELLE ANIME A VOI AFFIDATE, DA FORMARE VERAMENTE IL MODELLO DEL BUON PASTORE,
OTTENETECI CON LE VOSTRE PREGHIERE LA FORZA PER BEN GOVERNARE GLI AFFETTI DEL
NOSTRO CUORE; ONDE CHIUSO PER SEMPRE ALLE SUE SUGGESTIONI DEL DEMONIO, SIA
APERTO SOLAMENTE ALLE VOCI DI DIO, ALLA GRAZIA DELLO SPIRITO SANTO.
Un Pater, Ave e
Gloria.
IV
GLORIOSISSIMO PROTETTORE S.STEFANO, VOI CHE FATTO VESCOVO DELLA CITTÀ E
DIOCESI DI CAIAZZO, FOSTE PER 44 ANNI LA LUCE DEL MONDO, IL SOLE DELLA TERRA,
IL VESCOVO VERAMENTE IRREPRENSIBILE E SANTO, COME LO DESCRIVE L’APOSTOLO DELLE
GENTI; IMPETRATECI CON LE VOSTRE PREGHIERE UNA VITA CASTA E IMMACOLATA AL
COSPETTO DEL CIELO E DELLA TERRA; ONDE NOI PURE EDIFICANDO IL PROSSIMO CON LE
NOSTRE VIRTÙ POSSIAMO INSEGNARGLI CON L’ESEMPIO LA VIA DEL PARADISO.
Un Pater, Ave e
Gloria.
V
GLORIOSISSIMO PROTETTORE S.STEFANO, VOI CHE CONFORTATO SEMPRE
DALL’ONNIPOTENZA DIVINA OPERASTE TANTI MIRACOLI E VIVO E MORTO A FAVORE DEL
POPOLO CAIATINO; OPERATE CON LA VOSTRA INTERCESSIONE IL MIRACOLO DI TUTTI I
MIRACOLI, LA CONCESSIONE DEI NOSTRI CUORI DALLE VANITÀ DEL MONDO ALLE VERE
VIRTÙ CRISTIANE; ONDE NOI PURE CAMMINANDO SULLE VOSTRE ORME POSSIAMO ESSERVI UN
BEL GIORNO COMPAGNI NELLA GLORIA IMMORTALE DEI CIELI.
Un
Pater, Ave e Gloria.
GLORIOSISSIMO PROTETTORE S.STEFANO, VOI CHE DOPO 490 ANNI MOSTRASTE AL
POPOLO DI CAIAZZO INTERO ED INCORROTTO IL VOSTRO SACRATISSIMO CORPO, E SPIRANTE
PER MIRACOLO SOAVISSIMO ODORE; PRESEVATE CON LE VOSTRE PREGHIRE INTERI ED
INCORROTTI DALLA PUTREDINE DELLA COLPA I NOSTRI CUORI, E SEMPRE SPIRANTI L’ODORE
DELLE PIÙ BELLE VIRTÙ CRISTIANE. NOI VE NE PREGHIAMO, O SANTO; VOI ESAUDITECI,
E LA GLORIA, DOPO DIO, SARÀ TUTTA VOSTRA.
Un Pater, Ave e
Gloria.
VII
GLORIOSISSIMO PROTETTORE S.STEFANO, VOI CHE IN MEZZO AGLI ANGELI ED AI
SANTI GODETE ETERNAMENTE IN CIELO QUELLA GLORIA BEATA, CHE BEN SAPESTE
MERITARVI SOPRA LA TERRA CON L’EROISMO DELLA FEDE, DELLA SPERANZA, DELLA
CARITÀ, E DI TUTTE QUANTE LE ALTRE VIRTÙ CHE ADORNARONO IL VOSTRO BEL CUORE
NEGLI 88 ANNI CHE VIVESTE VITA MORTALE; IMPETRATECI CON LE VOSTRE PREGHIERE LA
GRAZIA DI MENARE VIRTUOSAMENTE I NOSTRI GIORNI IN QUESTA VALLE DI LACRIME; ONDE
NOI PURE POSSIAMO AVERE UNA VOLTA LA BELLA SORTE DI CANTARE IN VOSTRA COMPAGNIA
LE LODI E LE GLORIE DEL NOSTRO COMUNE SALVATORE NEL CORSO INFINITO DEI SECOLI.
Un Pater, Ave e
Gloria.
CANZONE IN
ONORE DI S.STEFANO
DEL TUO POPOLO DEVOTO
SALVE ILLUSTRE PROTETTORE
DI CAIAZZO IL PRIMO ONORE
LA PIÙ DOLCE EREDITÀ
LE TUE LAUDI ECHEGGERANNO
SINO AGLI ULTIMI CONFINI
CHÈ NEL CUORE DEI CAIATINI
NON È SPENTA LA PIETÀ
GRANDE IN TERRA, OR SEI NEL CIELO
GRANDE TROPPO ASSAI POTENTE
NÈ DEI SECOLI IL TORRENTE
LE TUE GLORIE COPRIRÀ.
E IL TUO NOME INVOCHERANNO
ANCHE I TENERI BAMBINI
CHÈ NEL CUORE DEI CAIATINI
NON È SPENTA LA PIETÀ
SE MINACCIA IL CIELO IRATO
DI STERMINIO L’INFELICE,
LA TUA DESTRA SALVATRICE
LO PROTEGGE IN OGNI ETÀ.
CESSA IL POPOLO DAL PIANTO
COME IL VOLTO À PRIEGHI INCHINI,
CHÈ NEL CUOR DÈ CAIATINI
NON È SPENTA LA PIETÀ
SALVE O PADRE; I FIGLI TUOI
GUARDA STRETTI A TE D’INTORNO
SPLENDA PURE IN QUESTO GIORNO
SOPRA LOR LA TUA BONTÀ
VENGA TECO IL POPOL TUO
A GIOIR TRA I CHERUBINI,
CHE NEL CUOR DE’CAIATINI
NON È SPENTA LA PIETÀ.
don Marco Marcello de
NATALE e donna Padovana Menicillo[13] generarono nove figli:
don Paolo Emilio di Marco Marcello, sposò
nel 1641 donna Anna Maria Farina di Caserta e da lei ebbe 7 figli:
Don Carminio di Marco Marcello, sposò
nel 1645 (?) donna Beatrice di CAPRIO[14]
poi, in seconde nozze donna Giulia LOMBARDO di Napoli nel 1672 e da lei ebbe 5
figli:
don Marco Marcello di don Carminio convolò in nozze il 19 Giugno
1706*[15]con donna Brigida Anna Maria[16] figlia di Clemente Buonpane
e di donna Angela de Letizia entrambi di Casapulla.

Stemma
BUONPANE

Da questo
matrimonio nacquero 5 figli:
1. don Carminio,
nato in Casapulla il 14 Dicembre 1709[17]* ed
ivi deceduto il 23 Marzo 1724.
2. don Bernardo, Elpidio, Erenio, nato in
Casale di Casapulla il 7 Agosto 1711[18]*,
morì il 29 settembre 1774[19]* in
Casapulla nel proprio palazzo avito[20].
Stemma
de Natale Sifola
posto sull’altare dedicato alla Madonna della Pietà
Chiesa madre di Sant’Elpidio in Casapulla diocesi di
Capua



Don Bernardo
di don Marco Marcello sposò[21] in Casale di Casapulla il 4
Novembre 1733* la baronessa[22] donna Maria Geronima SIFOLA[23]di Torre[24].
Essa era figlia unica del dott. Nicola, barone[25]
di Pietrapertosa, suffeudatario d’Ormeta[26]
e patrizio di Trani del Seggio di San Marco.

Emblema del Seggio di San
Marco della città di Trani
Dal libro
dei matrimoni della Parrocchia di Sant’Elpidio in Casapulla diocesi di Capua , atto
di matrimonio tra don Bermardo “de NATALE e donna Gerolama Sifola. 04 Novembre
1733



Dalla Platea dei
beni[27] della Parrocchia
di San Marco Evangelista in Casola (Caserta) è riportato che
«... la Parrocchia
esige alcuni ducati da coloni, sulla terra detta Melanito, donata dal Magnifico
Signore Nicola SIFOLA di Torre[28] per le sante
messe[29], per l’acquisto della cera
in occasione delle festività del Santo Patrono San Marco Evangelista il 25
Aprile.




Nell’opera Memorie Istoriche
della Città di Caserta, Villa Reale, Raccolte dal sacerdote don Crescenzio
Esperti[30] dottore in
fisica, dato alle stampe in Napoli MDCCLXXIII nella stamperia avelliniana con
licenza dè superiori, si legge alla pagina 174:
Nella Torre [31] vi era la nobile
famiglia SIFOLA, alla cui eredità e per morte del dott. Salvatore[32] è succeduta donna
Geronima SIFOLA, erede in feudalibus per diritto siculo quale figlia unica, che
prese per marito don Bernardo de NATALE
illustre famiglia di Casapulla di Capua; antecessore a questo fu don Alicordio,
che fondò la cappella, per la quale ottenne da Roma molte prerogative, quali da
me si tralasciano, avendole registrate a lungo Monsignor Granata Vescovo nel
tomo 2 della sua Storia Sacra di Capua. Degni figli di detto don Bernardo
NATALE sono li dottori di legge don Vincenzo Maria abate, don Marcello e don Carminio, il quale in officio di avvocato dimora
in Napoli.
In
altra pagina della stessa opera si legge:
“
Nella TORRE (ossia Caserta) vi sono i suffeudi posseduti dai Pignatelli,
Sersale, Paternò; Vi è altro suffeudo dell’Ormeta, che si possiede da donna
Girolama SIFOLA moglie di don Bernardo de NATALE di Cafarella[33]. Dal momento che
i conti di Caserta avevano molti Stati, alla loro corte Vi erano i
suffeudatari, detti Parvivalvasores essendo loro Magni Valvassori.
Nel
libro dei morti della parrocchia di San Sebastiano Martire si Legge:
Il 25 ottobre 1719 è deceduto
Giuseppe Sifola oriundo del Casale di Recale che è morto in comunione con la
chiesa poiché ha ricevuti i sacramenti ed è stato sepolto nel camposanto di
Caserta.
Nella
Platea dei beni di San Marco Evangelista di Casola (Caserta) alla pag. 4 si
legge:
.il 1668 il Barone Silvio
Sifola di Pietrapertosa donò alla parrocchia di San Marco Evangelista 15 moggia
di terreno per le santissime messe in territorio di Casola in località
Montecalvo.


“SIFOLA”
Cenni storici su detta famiglia
Della famiglia SIFOLA, di
origine longobarda[34], ne parla molto Carlo de
Lellis nel suo Discorso sulle famiglie nobili napoletane pubblicato nell’anno
1671. Egli riferisce, e prova ne danno atto anche gli atti notarili depositati
nell’Archivio di Stato di Trani e Napoli, che: tra le famiglie più antiche e
principali del Regno di Napoli e che sono hoggi fuor di piazza nobilissime
Napolitane, una certo è la SIFOLA; non solo per l’antica Signoria di molte terre,
ma per la gran potenza, e quasi assoluto dominio, che tenne un tempo sopra la
nobilissima città di Trani

L’antica
città di Trani che per
lustrore di antichità, e di nobiltà concorre con le città primarie del Regno; e
si divide in più Seggi, a guisa di questa di Napoli, ma tanto savanza la Casa
SIFOLA di nobiltà, potenza, e di grandezza in quella Metropoli, che se ne venne
quel proverbio: per li Sifoli e Palagani non si può vivere a Trani, perchè
queste due famiglie, quali in un tempo, e quale in un altro, con dispotica
signoria, pareva dominassero non solamente in Trani, ma quasi in tutta quella
Provincia; e quindi troppo lungo esser si converrebbe, se volessi enumerare
tutte le memorie antiche, e gli elogi in più luoghi di quella città fatti sopra
la famiglia SIFOLA; dove spesso si veggono l’armi sue, che sono TRE CAPI DI
LEONE (o CANI) SANGUINANTI; anzi non solamente in Trani; ma in altre città
nobilissime di quella Provincia si leggono iscrizioni, o in marmo incise, o sopra
bronzo intagliate, che da tempo immemorabile furono fatte alla Casa SIFOLA, il
quale epitaffio antico, che da seicento e più anni a questa parte fu fatto a
Giovanna SIFOLA, il quale epitaffio si vede nella chiesa di San Pietro Maggiore
di Bari intagliato in marino, e nel fine di di esso si leggono le seguenti
bellissime parole:
DE STIRPE GENEROSA SIFOLORVM
ANNO
MXXXXVIII
Che se da sicento, e più anni si legge ciò
della famiglia SIFOLA, ogn’uno potrà fare argomento, quanto più antica fosse la
sua nobiltà. E fin dà tempi del Re Carlo Iº Angioino nell’inquisizione da lui
ordinata, pigliarsi da Goffredo di SOMMESSA giustiziere di Terra di Bari,
nell’anno 1282 di tutti i baroni,e nobili di detta Provincia, vi si legge tra
essi Giulio SIFOLA[35]. Ma troppa
difficile impresa sarebbe voler di tutti gli huomini ìllustri dì questa
famiglia genealogicamente discorrere, essendo ella assai feconda di molti
insigni personaggi, favoritissimi di Re ed Imperatori, e di molti condottieri
di gente d’armi, e colonnelli, e di altri gran guerrieri, come di alcuni si
parlerà appresso. Uscì da Trani Sergio SIFOLA figliuolo di Petruccio, e di
Altobella PALAGANO amatissimi dalla Regina Gìovanna II, e quasi assoluti
Signori di Trani, a quali essa Regina Giovanna concedette l’arboraggio e
l’ancoraggio di tutti i legni che approdavano[36]
,
Pianta di Trani e parte del porto con
evidenziata la casa Sifola
Secolo XIV-XV
il compito di mastro delle fiere nominata di San Nìcola e altra di San
Leucìo con la giurisdizione criminale, e il Molino della Galla, e piscina di
Trani e Petruccio fu figliuolo di Filippo, che fu Signore di molti feudi tra
cui fu feudatarrio della Terra del Corato per successione paterna, con proventi
di 12 oncie d’oro all’anno conceduti a suo padre Ciccio SIFOLA che aveva
ottenuto dal sopradetto prìncipe. Il donativo fu ottenuto in virtù di indulto e
contemplatione illustris regis Ungarie. Quel privilegio fu spedito in Taranto
il I° novembre dell’anno 1372. Di più il privilegio del Re Alfonso d’Aragona al
Barone Pellegrino SIFOLA suo consigliere, concedendogli l’assenzo reale per li
feudi di Castelmezzo, e Laurenzo nella Provincia di Basilicata, che detto
SIFOLA ebbe in dote dalla illustre Margherita SANSEVERINO come si spiega nel
sopradetto privilegio, spedito in Foggia il 12 febbraio 1453.
Il sopra detto Petruccio fu anche ciambellano
di Filippo [37]Imperatore
di Costantinopoli e Principe di Taranto, e molto favorito della sua corte; il
dazio della Giumella per tutti i frutti freschi e secchi che arrivavano nella
città conceduto dalla Serenissima Regina Giovanna a Mattia SIFOLA di Lei
Gentiluomo di Camera. Ma per cominciar da Sergio, fu egli valorosissimo
Condottier di Gente d’armi, e s’avanzò tanto nella potenza e nel valore, che passando
per occasioni di guerre nelle parti della Lombardia si congiunse in matrimonio
con Giulía Pica della MIRANDOLA, figliuola di Giovan’Antonio conte della
MIRANDOLA, e di CONCORDIA Signore assoluto e di lìbero dominio di Stato in
Italia e n’ebbe in dote il castello di Poppano con la somma di grossa moneta,
come appare dallo stromento dotale, che si conserva hoggi in casa de’Signori
SIFOLI, che sono in Napoli. Nacquero da Sergio SIFOLA e da Giulia Pica della
MIRANDOLA molti figliuoli, cioè Vincenzo, che fu vescovo della MIRANDOLA
l’altro fu chiamato cavalier Ercole che si casò con una signora pur di casa
Pica, della stessa famiglia dei conti della MIRANDOLA, e Costanzia che fu
maritata al Signore di MONTECUCCOLI di nobilissima casa in Lombardia. Ma il primo
genito de’ figliuoli di Sergio fu Francesco Maria Signore di Poppano, che fu
ancora appresso Signore di San Martino, il quale essendo conforme al padre
illustre condottier di Gente d’armi, e havendo servito per cinque anni continui
la Cesarea Maestà dell’Imperatore Carlo V per la ricuperazione, e difesa dello
Stato di Milano, con 25 cavalli a sue spese, e poi per tre altri anni con
carica di colonnello di mille fanti, sempre con chiara testimonianza della sua
fede, e valore, si avanzò tanto nella grazia dell’Imperatore, che n’ottenne da
esso uno dei più favoriti privilegi, che si fossero mai da detta Maestà
conceduti, spedito in Bologna all’ultimo di dicembre nel 1529, per lo quale non
solamente il fè suo familiare, e del suo hospitio, con preminenza di poter
esso, e tutti i suoi domestici, e servidori portar in qualsivoglia tempo
qualsivoglia sorte d’armi ancor prohibite, o da proibirsi, ma fu fatto Conte
del Sacro Palazzo Lateranense[38], e della Camera
Cesarea, e Imperial Concistorio, in vigor del qual titolo potesse così egli,
come i suoi successori crear notari, e giudici ordinari, legittimar naturali,
spuri, e incestuosi, confirmare, dare, e costituire tutori, e curatori, prestar
l’autorità nelle emancipazioni dè figli, nell’adozioni, e arrogazioni, e nelle
manumissioni de servi, restituir la fama a gl’infami, restituir in integro i
minori, le chiese, e le comunità, approbare l’alienazione de’minori, e le
transazioni degli alimenti con altre facoltà e giurisdizioni di grandissima
considerazione, il creò ancora Cavaliere Aurato con facoltà di poter promuovere
al grado di Dottore fino al numero di sei ogn’anno nelle professioni di
medicina, dell’una e dell’altra legge, e in tutte l’altre arti liberali, e di
poter far’anco sei altri Cavalieri Aurati in ciascheduno anno. Ma quello che
rilieva sopra ogni cosa, e che quasi a nessuno fu mai con tante liberalità
conceduto, e che detto imperatore Carlo V concede in tal privilegio, e vuole, e
comanda, che così Francesco Maria SIFOLA, come tutti i suoi descendenti godono
tutta quella nobiltà, che godono, e possono godere i suoi veri oriundi
cittadini nobili in tutte e qualsivoglia città e luoghi del suo imperio, e de
suoi regni, tanto in tutta la Germania, quanto in tutta l’Italia, e dovunque
anderanno, anco fuori d’essa Italia, o di essa Germania, fin dove si stenderà
il suo dominio, di modo che come tali partecipino di tutte l’immunità,
privilegi, prerogative, e ragioni, che veri originari cittadini nobili di esse
città, e luoghi sogliono partecipare con entrare nel governo, e amministrazione
delle cose pubbliche dovunque il detto Francesco Maria, e suoi successori
vorranno, come dalle seguenti parole, che sono tolte dal medesimo privilegio si
può apertamente vedere.
IN SUPER TE PRAEDICTUM FRANCISCUM MARIAM, E
FILIOS TUOS
AC DESCENDENTES OMNES, EX CERTA
NOSTRA SCIENTIA, REGALIS POTESTATIS
PLENITUDINE,
FACIMUS, CREAMUS, CONSTITUIMUS CIVES
NOBILES
QUARUMCUMQ; CIVITATUM, E LOCORUM
NOSTRORUM, SACRI ROMANI IMPERIJ, E ALIORUM REGNORUM, E DOMINORUM NOSTRORUM, E
TAM IN TOTA GERMANIA, QUAM IN TOTA ITALIA, E ALIJS
REGNIS NOSTRIS, E DOMINIJS, E QUI BUSCUMQ; EORUM, E EARUM CIVITATIBUS, E
LOCIS, E ALIJS UBICUMQ; ITA UT OMNIBUS PRIVILEGIJS,BENEFICIJS, EXEMPTIONIBUS,
HONORIBUS PREROGATIVIS, IMMUNITATIBUS, GRATIJS, COMMODITATIBUS, AC OMNIBUS
ALIJS QUIBUSCUMQ; UTI, FRUI, E GAUDERE POSSITIS, ATQUE VALEATIS, AC DEBEATIS,
QUIBUS OMNES ALIJS ORIGINARIJ CIVES NOBILES QUARUM-CUMQ; DICTARUM, CIVITATUM,
TERRARUM, E LOCORUM GAUDENT, UTUNTUR, E FRUUNTUR, TAM
DE CONSUE TUDINE, QUAM DE IURE, E BENEFICIO ALICUIUS
STATUTI,
QUALITERCUMQ; E QUOMODOCUMQ; AC SI FUISSENT VERI, PROPRIJ, ORIGINARIJ CIVES
TALIUM CIVITATUM, TERRARUM, E LOCORUM.
Havendo dunque Francesco Maria
ottenuto un tanto privilegio dall’Imperatore Carlo V, procurava, che da per
tutto le fosse osservato, onde in alcune città d’Italia fuori del Regno di
Napoli sia ammesso[39], e aggregato e
partecipare di tutte quelle prerogative, che partecipavano tutti gli altri
nobili oriundo cittadino di esse, come appare da varij privilegij di
cittadinanza, e di nobiltà in alcune città della Lombardia ottenuti da esso
Francesco Maria SIFOLA per se stesso, e per i suoi successori, appresso dè
quali detti privilegij hoggi si conservano. Ma venendo poi il medesimo
Francesco Maria per fondar la sua casa in Napoli, si difficoltò se detto
privilegio fosse stato dall’Imperatore conceduto come Imperatore, e non come Re
del Regno di Napoli; e se l’esser cittadino nobile in qualsivoglia Città,
dovesse intendersi in quanto al godere nelle piazze, e seggi di Napoli, dalle
quali vengono le cose pubbliche della Città amministrate, dovendosene fare
espressa menzione, ma per toglier via ogni scrupolo, ritrovandosi l’imperatore
in Napoli nel 1536[40] non solo
espressamente come Re anco del Regno di Napoli confirmò, e ampliò il sopraddetto
privilegio, ma dichiarò la già detto Cittadinanza conceduto, doversi intendere
ancora in quanto alla Città di Napoli,e fu quello, che alla medesima spettava
intorno all’amministrazione, e governo delle cose pubbliche. Et in vigore del
già detto privilegio conceduto dall’Imperador Carlo V, a Francesco Maria, e
tutti i suoi discendenti co di chiarazione, che s’osservasse anco nella Città
di Napoli, nella quale fussero trattati come veri cittadini nobili originarij,
e fatti partecipi del governo d’essa, come già habbiamo detto; Ritrovandosi
Giulio figlio di esso Francesco Maria posseder la sua casa nel quartiero del
Seggio di Capuana nell’anno 1582, fé istanza nel Sacro Regio Consiglio
dover’esso, e i suoi successori a godere gli honori della loro nobiltà nel
Seggio di Capuana, come appare nel processo attivato nella banca all’hora del
mastero d’atti ROPPOLI, il quale processo essendosi à questo effetto già
compilato, e restando solo che n’dasse l’ultima sentenza definitiva, si sarebbe
certo terminata la causa à favor suo, se per la morte di detto Giulio non fosse
questa lite ancor rimasta pendente. Francesco Maria SIFOLA, avendo stabilito la
sua casa in Napoli, eresse anco la cappella nella chiesa di Santa Restituta,
annessa, e incorporata nella chiesa Arcivescovile, e dopo la sua morte fu
sepolto nella medesima cappella, e nella sua sepoltura, gli fu uncisa la
seguente memoria:
FRANCISCO MARIA, SERGIJ FILIO SIFOLA, CAROLO V,
CAESARI, OB EGREGIAM FIDEM, STRENUAMQ;
OPERAM, DOMI, MILITIAEQUE PERPECTAM IN
PRIMIS CARO, IULIUS FILIUS PRO TEMPORE